L’impatto di PartecipAzione viene costantemente misurato.

Le nuove associazioni che entrano a far parte della rete, a 6 mesi dalla chiusura del periodo di finanziamento e formazione intraprendono un’analisi dei propri risultati che, fra le altre cose, andrà ad aggiornare i dati globali dell’impatto del programma. Così come per le associazioni entrate recentemente nella rete, anche quelle che ne fanno già parte vengono monitorate con cadenze regolari, per assicurarsi che col passare del tempo il programma sia sempre in grado di supportarne la crescita e lo sviluppo.

Ai fini di misurare l’impatto vengono considerati tre elementi fondamentali:

  • L’incremento delle attività dell’associazione
  • L’incremento dell’accesso alle fonti di finanziamento
  • L’incremento dell’accesso a tavoli istituzionali e decisionali dei loro territori

Come si evince dalle analisi effettuate nelle varie edizioni del programma, l’impatto di PartecipAzione sulle associazioni cresce costantemente con il susseguirsi degli anni. Associazioni che nella prima edizione erano neo-costituite, ad esempio, dopo quattro anni hanno raddoppiato o triplicato le loro attività diventando punti di riferimento per le loro comunità. Questo risultato si ottiene continuando ad investire nella rete, costruendo opportunità di progettazione partecipata, di alta formazione, di incontro e di scambio di buone pratiche. La rete cresce, non solo numericamente, insieme alle associazioni che la compongono in un’ottica per la quale le associazioni presenti da più tempo diventano veicolo di informazione, supporto e insegnamento per le ultime entrate, limitando quindi la dispersione e la perdita di capacità, competenze ed esperienze.

Nel dettaglio, tutte le associazioni che hanno preso parte alle edizioni passate del programma hanno affermato, a sei mesi dalla chiusura del periodo di finanziamento e formazione, di aver ampliato in diversi ambiti le loro attività e competenze. Questo risultato, misurato tramite questionari qualitativi e quantitativi adattati al percorso specifico delle associazioni, mostra come il programma sia stato in grado di portare un impatto sostanziale nello sviluppo di ciascuna associazione, supportandone la crescita e il consolidamento. Inoltre, la totalità delle associazioni riporta che sei mesi dopo la conclusione delle attività di progetto la loro visibilità e capacità di far sentire la voce dei membri rifugiati è aumentata.
Il 76% delle associazioni afferma di aver consolidato la propria sostenibilità e indipendenza finanziaria, tramite la presentazione di nuovi progetti e l’accesso a nuove fonti di finanziamento.
Anche la capacità di fare rete è stata confermata, con l’80% delle associazioni che ha sviluppato nuove collaborazioni con altre associazioni del terzo settore. Inoltre, il 66% ha rafforzato il proprio lavoro istituzionale e partecipazione nei tavoli decisionali, sviluppando nuove relazioni.

L’impatto di partecipazione è anche riflesso nei successi delle singole associazioni nel diventare protagonisti all’interno di processi decisionali e nell’accrescere la propria notorietà.

Per citare alcuni esempi: UNIRE, associazione di rifugiati costituita nel 2019, è stata selezionata nel 2020 dalla Commissione Europea per far parte di un gruppo di esperti con cui avviare un confronto sui temi della migrazione, dell’integrazione e dell’asilo.
Il Grande Colibrì, associazione premiata nel 2018, è stata inclusa nel Tavolo di consultazione permanente per la promozione e la tutela delle persone LGBTI, costituito dal Dipartimento delle Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei Ministri.
Di recente un’altra organizzazione della rete dal 2018, Generazione Ponte, ha ricevuto dalla Commissione Europea il premio “Altiero Spinelli Prize for Outreach”, prestigioso riconoscimento per il formidabile lavoro svolto nel territorio di Torino.
E ci sarebbero ancora moltissimi esempi, da Mosaico, che vede il proprio presidente nel Board di ECRE, il Consiglio Europeo dei Rifugiati, ed è oramai interlocutore chiave di attori del territorio, alle associazioni Zabbara e Laboratorio 53, che nel 2019 hanno vinto rispettivamente l’European Youth Initiative Fund e l’Innovation Fund iniziative finanziate da UNHCR, e a tutta la rete che in questi anni è cresciuta e si è consolidata, offrendo una testimonianza visibile del ruolo attivo dei rifugiati nel favorire la comunità locali.