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L’Associazione di Solidarietà Donne per le Donne lavora all’indipendenza delle rifugiate afghane

Lo scorso agosto ha visto il crollo del governo afghano, la presa del potere da parte dei talebani e, di conseguenza, la migrazione di un alto numero di cittadini afghani verso altre nazioni, tra cui l’Italia. Queste persone si sono trovate a vivere enormi cambiamenti in un ambiente e in una società diversa da quella che conoscevano. 

Per poter rispondere alle esigenze di integrazione e facilitazione di processi quali quello educativo e lavorativo, un gruppo di donne rifugiate in Italia da circa 6 mesi e ognuna con una formazione e una carriera alle spalle ha deciso di fondare l’Associazione di Solidarietà Donne per le Donne. 

L’associazione si propone come un ponte tra le persone accolte e la comunità ospitante italiana. Lo scopo del loro attuale progetto “Happy Family Program for Refugees from Afghanistan”,  finanziato da PartecipAzione, è quello di creare una piattaforma per le donne rifugiate, in modo che si possano mettere in contatto le une con le altre e avere supporto da esperti e attivisti di varia natura.

In secondo luogo, l’intento è organizzare due workshop su salute riproduttiva e pianificazione familiare offerti a 50 donne rifugiate in dari, lingua che la maggior parte delle destinatarie conosce bene, a differenza dell’italiano. La mancanza di consapevolezza riguardo alla tematica dell’indipendenza socio-economica, infatti, ha fatto sì che spesso le donne afghane abbiano avuto più figli senza intervalli tra due nascite consecutive, cosa che ne ha compromesso le possibilità di integrazione, date le limitazioni nella mobilità e nella socializzazione con il mondo esterno alla casa. 

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